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CREATIVITÀ ORGANIZZATA

Un approccio nuovo?

Organizzare la creatività: un paradosso?

Nel mondo aziendale, ma non solo, in Italia la creatività viene ancora associata a un processo informale. Spontaneo.

Qualcosa che attiene all’arte e al cosiddetto genio.
Qualcosa che bisogna prendere così come è, senza provare ad “imbrigliarla”.

Dopo tanti anni di esperienza sul campo, possiamo proclamare a cuor sereno come questo sia un falso mito.

La scusa “eh, ma sono creativi” serve spesso come parafulmine per l’inefficienza e l’inesperienza. Talvolta l’incompetenza.

In realtà, se rimaniamo sul piano lavorativo — ma potremmo spingerci anche su quello artistico:

  • La struttura libera la creatività.
  • L’organizzazione favorisce l’implementazione.
  • La disciplina amplifica l’impatto.

 

Come partire e che strumenti usare per organizzare la creatività?

  • Darsi una strategia chiara, verosimile, di almeno 6 mesi
  • Pianificare le attività con lucidità (Retroplanning)
  • Organizzare il tempo (Eisenhower table)
  • Monitorare l’effort impiegato (tramite Toggl, o altri strumenti simili)
  • Standardizzare.

Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente.

Tuttavia, come diceva il buon Leopardi: “Tutto è esercizio nell’uomo” (Zibaldone, p. 1610).

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